Modellismo

Za Rodinu

IL MODELLO
Per realizzare il mio KV-1C o modello 1941, ho utilizzato la vecchia scatola della TAMIYA e, per migliorarla, ho acquistato lo specifico set di fotoincisioni della EDUARD ed un cannone in alluminio tornito della NEW CONNECTION MODELS. Rifacendomi ad una serie di foto viste su “STALIN’S HEAVY TANKS 1941 – 1945, THE KV AND IS HEAVY TANKS” edito dalla CONCORDE, che ritraggono questo tipo di carro impegnato sul fronte di Kalinin nel gennaio del 1943, con una squadra di fanti che salta giù dal cofano motore, ho immaginato la scena di un sottufficiale che incita i suoi uomini ad andare all’assalto al grido di “ZA RODINU ” (PER LA PATRIA).
Il carro a cui mi sono ispirato era contrassegnato dal nr. 708 in torretta, al quale erano stati aggiunti sui parafanghi serbatoi supplementari di cui uno danneggiato, casse portautensili come le precedenti versione ed era caratterizzato da una ruota diversa dalle altre, più vecchia, frutto senz’altro di una riparazione effettuata con pezzi di risulta.
Il corazzato era dipinto con il classico colore verde, sul quale era stata applicata, in maniera molto spartana, della calce bianca al fine di rendere meno visibile la sagoma del veicolo.

 

REALIZZAZIONE

Scafo
Dopo aver assemblato la parte inferiore dello scafo come da istruzioni, a parte la sostituzione di una ruota proveniente da un kit di un KV1 B (sigh !) e avendo preventivamente chiuso i fori previsti per la motorizzazione del modello, sono passato alla modifica della parte superiore dello stesso. Per prima cosa ho eliminato i supporti dei parafanghi che in seguito ho sostituito con quelli fotoincisi, poi, con una fresa montata su di un minitrapano, ho considerevolmente diminuito di spessore i parafanghi oltre ha simulare tutta una serie di ammaccature più o meno accentuate. In seguito, sempre con il solito utensile, ho asportato le griglie originali, riprodotte direttamente sul pezzo sostituendole con quelle della Eduard. Prima di chiudere lo scafo ho anche provveduto a realizzare l’iposcopio del pilota con del plasticard e , prima di montarla, a forare la canna della mitragliatrice posta sulla corazza anteriore. Con il pirografo ho accentuato e migliorato le saldature presenti su questa parte del modello. I tubi di scarico sono stati debitamente forati, così come il fanale posto sulla parte anteriore, al quale, una volta montato, è stato adattato un pezzo di plastica argenteo per simulare la parabola, mentre, per realizzare il vetro ho utilizzato del Kristal Clear.
A questo punto sono passato ad inserire i carichi ausiliari di cui era previsto il mezzo. I serbatoi necessari per il mio carro erano 4 di cui 2 del kit ed altri 2 cannibalizzati sempre dal suddetto kit. Questi sono stati modificati e rielaborati sia con le fotoincisioni che con parti autocostruite. I due “valigioni” posti sulla parte posteriore dei parafanghi sono stati completamente autocostruiti salvo che nelle maniglie, che erano comprese nel kit della Eduard . La cassetta portautensili a forma di parallelepipedo è stata rielaborata attraverso l’eliminazione delle cerniere, supporti e linguette di chiusura, sostituite con quelle fotoincise. L’antenna non è altro che un segmento di acciaio armonico alla cui base è stato inserito un pezzo di guaina elettrica per riprodurne l’alloggiamento. Dei cavi di traino originali ho utilizzato solo gli occhielli, mentre per il cavo vero e proprio ho utilizzato della cordicella di nylon utilizzata per la riparazione delle reti da pesca..
Per i cingoli ho optato per quelli della scatola in quanto, dalla suddetta foto, ho rilevato che questi erano quasi completamente ricoperti dalla neve e quindi la loro pessima qualità non sarebbe stata determinante . Il loro montaggio, avvenuto naturalmente dopo la verniciatura sia del modello che dei cingoli stessi, ha richiesto molta attenzione, in quanto non volevano saperne di stare al loro posto. Questo mi ha costretto ad un paziente lavoro di armatura degli stessi e relativi molteplici punti di colla al fine di conferirgli un aspetto il più realistico possibile.

Torretta
Anche prima dell’assemblaggio della torretta, avvenuto come da istruzioni, ho dovuto realizzare gli iposcopi laterali e forare la canna della mitragliatrice posta sul retro. Ho leggermente svasato i due iposcopi frontali per rappresentare la lente, oltre ad aggiungere, sulla cupola del capocarro, il relativo supporto fotoinciso della mitragliatrice contraerea, di cui il carro da me rappresentato non era dotato. Sempre con il pirografo, nella parte superiore e frontale, ho rafforzato le saldature presenti, mentre quelle laterali ho dovuto provvedere completamente al loro rifacimento. Una volta terminata la costruzione della torretta ho inserito il cannone d’alluminio al suo posto.

VERNICIATURA
Dopo aver steso un colore di base neutro (grigio chiaro), ho spruzzato ad aerografo, in 3 mani successive, il colore acrilico XF61 della Tamiya. Una volta asciutto, al fine di rendere la sensazione della calce stesa con stracci o scopettoni vari, ho dato a pennello, dopo averlo abbondantemente diluito, un primer bianco della Lifecolor. I numeri tattici presenti sulla torretta sono stati riprodotti con dei trasferibili a secco. Lavaggi e trasparenze sono stati fatti con colori ad olio, mentre per il pennello a secco ho utilizzato sia gli smalti che gli oli. La sporcature sul cofano motore in prossimità dei tubi di scarico e i residui dei fumi degli spari sul cannone, sono stati realizzati con della terra di colorificio nera sfumata a pennello.

 

FIGURINI
Per la realizzazione dei figurini ho utilizzato il contenuto di 2 scatole dei fanti sovietici della Tamiya (art. 35207), al fine di trovare tutti i pezzi necessari al loro assemblaggio, anche se questo non ha evitato amputazioni e riposizionamenti vari. Solo il colbacco del soldato accovacciato subito dietro la torretta proviene dalla scatola dei pezzi, presumo che sia di produzione Dragon. Le foto di riferimento raffigurano i fanti dotati di fucili Mosint Nagant, dei quali ero sprovvisto, ma utilizzando dei Mauser, presi da una scatola Italeri, modificadoli nel calcio e nell’otturatore ho ottenuto i fucili che mi necessitavano, essendo questi molto simili tra di loro. Per tutte le armi ho riprodotto, con della lamina di stagno, le cinghie di trasporto.

Volendo realizzare dei soldati con indosso l’ usanka (cappotto di pelle di pecora), ho dovuto “vestirli” uno per uno con il Milliput, mentre le cinghie delle borse contenenti la maschera antigas e i cinturoni dei soldati sono stati fatti con della lamina di stagno. Per modellare i colli dei cappotti che in realtà erano di pelliccia, mi sono servito sempre di un po’ di stucco Milliput debitamente sagomato, sul quale ho praticato innumerevoli piccoli cerchi con un ago ipodermico privato della punta Le fibbie dei cinturoni invece sono realizzate con del filo di rame. Per rappresentare le mani coperta da guanti a forma di manopola ho riempito di stucco putty gli spazi presenti tra l’indice e il mignolo di ogni mano, dandogli poi la forma rotondeggiante tipica di questo capo di abbigliamento.
Per la colorazione dei figurini ho utilizzato il sistema classico, primer, colore di base acrilico e sfumature ad olio.
A parte il soldato che indossa il sinel (cappotto di panno), per il quale mi sono attenuto al colore consigliato dalla Tamiya (XF51), per gli altri 5 pezzi ho utilizzato una gamma di marroni diversi tra loro, perché le foto d’epoca dei soldati che indossano questo capo di vestiario, evidenziano eterogeneità di colori all’interno dei vari reparti, anche dei più piccoli.

AMBIENTAZIONE
Per rappresentare uno spicchio di pianura russa innevata ho applicato del Das Pronto su di una basetta di legno, poi ho impresso la forma dei cingoli sulla stessa , incollandovi sopra, una volta asciutto, del bicarbonato, escludendo da questa operazione le impronte del carro. A questo punto ho verniciato la zona priva di bicarbonato con del marrone, applicandovi poi la tecnica del dry – brushing con del grigio molto chiaro e, in seguito ed in maniera più leggera, con del bianco al fine di rappresentare la neve compressa da passaggio del carro. Quando il tutto era asciutto ho incollato al suo posto il mio KV1, provvedendo a raccordarlo con il terreno aggiungendo altro bicarbonato, che poi ho aggiunto nella solita maniera anche sui cingoli, come appunto rilevato dalla foto alla quale mi sono ispirato.